Design Thinking e i suoi effetti collaterali

Ho trovato il Design Thinking particolarmente interessante appena ne ho sentito parlare, sia per il carattere innovativo sia per la straordinaria utilità per qualsiasi manager o imprenditore.

Sul web troverete decine di siti che potranno spiegarti meglio di me ogni dettaglio su come si articola il processo, qui mi limito a descriverlo secondo il mio personale punto di vista sperando di fornire a chi mi legge qualche insights interessante.

Il Design Thinking è una metodologia innovativa di problem solving adottata da quelle aziende che vogliono implementare un nuovo modo per risolvere i problemi e, nel processo che porta alla soluzione, scoprire opportunità nascoste che in condizioni “normali” non emergerebbero.

E’ insegnato da circa 20 anni nelle più rinomate Business School mondiali e adottato da aziende di qualunque dimensione. Tra le più famose che lo stanno utilizzando troviamo: GENERAL ELECTRIC, APPLE, NINTENDO, COCA COLA, PHILIPS, DEUTSCHE BANK, SHELL, NINTENDO, VODAFONE, VOLKSWAGEN, AUCHAN, MICHELIN, … Secondo i dati dell’Osservatorio Design Thinking for Business 2019 della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia vi sono circa 300 aziende che lo stanno adottando.

Cosa si intende per “Design”?

Nel Design Thinking, la parola “design” può indurre a pensare che sia un metodo adottato da designers di prodotti o servizi. In realtà è un metodo usato da persone con competenze diverse dai designers, che però di fronte ad un problema approcciano ad esso con il mindset dei designers. Ed è proprio questa, come avrò modo di spiegare a breve, la sua forza…

Il Design Thinking sfrutta quindi le competenze di team multidisciplinari per progettare una soluzione che portino reale valore, sia all’azienda che la propone sia per l’utilizzatore finale. Ciò che rende innovativo il processo è l’approccio fatto di sperimentazioni di piccole esperienze significative concepite e vissute in attraverso l’approfondita conoscenza dei bisogni degli utilizzatori dal punto di vista funzionale ed emozionale.

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Si passa quindi dal tradizionale approccio analitico, basato su dati statistici, ad un approccio etnografico, dove i “nuovi designers” instaurano un feeling con i clienti, vivendo in un certo senso le loro vite, le loro frustazioni e le loro emozioni cercando nel contempo di capire come realmente soddisfare i loro bisogni latenti.

Attraverso l’uso degli strumenti appartenenti al Design Thinking, l’empatia, l’apprendimento, l’elaborazione visiva, la visione d’insieme, l’istinto e l’intuito – ovvero le capacità tipicamente espresse dall’emisfero destro del nostro cervello – vengono potenziate e combinate all’analisi, alla concretezza, alla logica e al metodo, tipicamente espresse dall’emisfero sinistro.

E’ questa combinazione di capacità, caratterizzanti il pensiero creativo, che le aziende più lungimiranti cercano oggi di sviluppare per poter produrre innovazione in contesti instabili.

Il mindset del Design Thinking per una progettazione umano-centrica

L’approccio del Design Thinkig poggia su quattro elementi caratterizzanti:

  • E’ incentrato sulle persone (people-centered)
  • E’ altamente creativo (highly creative)
  • E’ concreto (hands-on)
  • E’ interativo (iterative)

People-centered: from “Making people want things” to “Making things people want”.
Si parte sempre dal cosa persone, clienti, utenti, consumatori (…) hanno realmente bisogno. L’empatia è il fattore chiave. C’è bisogno di capire e condividere cosa provano gli altri piuttosto che disegnare la soluzione che ha noi sembra opportuna.

Highly creative: be curious, be optimistic, be creative.
Il Design Thinking ti stimola ad osservare le situazioni da differenti punti di vista e, attraverso il confronto, favorisce la generazione di nuove opzioni, all’inizio impensabili. La curiosità e la collaborazione sono i fattori chiave.

Hands-on: actually Design Thinking is less about thinking and more about doing.
Non è solo esercizio teorico, tutt’altro. Il presupposto è “basta pensare, basta discutere, inizia ad agire”. E’ importante partire con una rappresentazione semplice ma tangibile dell’idea in modo che i componenti del team possano “visualizzarla” e iniziare a testare nuove opzioni. Il “fallimento” è parte del processo. La chiave è sperimentare e migliorare attraverso gli errori.

Iterative: set the Understand/Learn/Create cycle.
La via per il successo dell’iniziativa non è lineare. Più viene attivato il ciclo fatto di continuo apprendimento combinato alla continua sperimentazione, più ci sono le premesse per un soddisfacente risultato.

Con queste premesse è facile quindi capire come questo metodo sia l’ideale, per esempio, con una buona progettazione della user experience.

Elementi che lo rendono efficace

L’efficacia delle iniziative impostate con il Design Thinking è garantita dal fatto che le soluzioni individuate devono soddisfare tre elementi chiave:

  1. DESIDERABILITA’ (desiderability), ovvero deve rispondere ad un reale bisogno dell’utilizzatore finale)
  2. FATTIBILITA’ (feasability), dal punto di vista tecnico e realizzativo
  3. REDDITIVITA’ (viability), nel senso che deve produrre vantaggi tangibili

Ovviamente questo disegno rappresenta la situazione ideale. Diciamo che se ben implementato, il metodo del Design Thinking è potenzialmente in grado di produrre non solo soluzioni innovative ma anche sostenibili nel tempo.

Altri effetti collaterali

Oltre agli aspetti sopra descritti, il Design Thinking porta con sè altri effetti collaterali positivi, soprattutto nel team di lavoro.

Ho preso come spunto questa immagine che, a mio avviso, descrive bene quello che accade a coloro i quali utilizzano correttamente questo metodo. Descrive cosa succede a degli studenti che adottano con continuità il Design Thinking, ma credo che più o meno il discorso possa valere anche per dei professionisti appartenenti a qualsiasi generazione.
Clicca qui per maggiori dettagli.

Tratto dal sito www.spencerauthor.com



Ora, immaginiamo per un attimo di applicare il metodo del Design Thinking ad un azienda con l’obiettivo di “creare un luogo dove le persone amano lavorare”, ad un costo sostenibile, consapevole che investire nel benessere delle persone fa bene ai conti aziendali.

Immaginiamo a questo punto un team multifunzionale che, partendo dalle reali esigenze dei dipendenti e, ispirandosi ai principi del Design Thinking sopra descritti, riconfigura il loro equilibrio tra lavoro e vita privata, ridefinisce i luoghi e gli spazi aziendali, la comunicazione, la flessibilità degli orari, la definizione degli obiettivi e delle relative ricompense, i percorsi di carriera, la formazione, il metodo di lavoro, il modo di dare e ricevere feedback, …

Beh, se la felicità può definirsi “stato d’animo positivo di chi ritiene siano soddisfatti i propri desideri” è possibile ipotizzare che qualsiasi azienda – con l’aiuto del Design Thinking – possa creare un luogo di lavoro dove i dipendenti possano definirsi (sostanzialmente) felici, con quello che ne consegue.

Niente male sarebbe come risultato aziendale, senza tener conto degli altri “effetti collaterali”.



link interessanti:

https://designthinking.ideo.com/
http://www.designkit.org/methods

4 thoughts on “Design Thinking e i suoi effetti collaterali

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